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Basta che se ne parli. Sui (e dei) Social.

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Written by Shonel

OVVERO: Esempi di come viene affrontata la stessa (grave) tematica, in modi differenti.

Non è mia intenzione di affrontare direttamente o di parlare dei gravi fatti di Parigi, e men che meno parlarne per ottenere degli accessi a questo mio modesto sito.
Al solito quello che mi interessa è provare a porre un punto di vista, che lo condividiate o meno.
Anzi, non inserirò nessun riferimento a quei fatti nemmeno nei tag.

Però voglio solo illustrarvi come sia possibile affrontare fatti (sul web), diversamente.

REPERTO A:
Perché social media e web sono le nuove armi del terrorismo (e noi complici inconsapevoli)

REPERTO B:
Non siamo tutti Charlie

Tralasciamo ora che da quali “piattaforme” arrivino questi due articoli, che si potrebbero aprire un sacco di parentesi su molti piani.

Il primo articolo, non dice cose sbagliate, anche se forse un po’ ridondanti.
Per esempio, quando l’autrice scrive “E’ infatti chiaro che gli attentatori puntavano a questo tipo di pubblicità altrimenti avrebbero agito diversamente, più nell’ombra insomma” riferito a “L’abilità dello Stato Islamico di manipolare i social media nella sua guerra” mi sembra un po’ “particolare”: da che io ricordi, gli attentati di matrice islamica al mondo occidentale son sempre stati abbastanza “spettacolari” per attirare l’attenzione e farne parlare.
Comunque arrivando in fondo a questo articolo mi resta il senso di un pezzo scritto con l’uso mirato di keywords.
Lungi da me dal mettere in dubbio la profondità dell’autrice, apparsa su “Che Futuro!”, nel compiere l’analisi della tragedia di Parigi, ma questa è la sensazione che mi ha lasciato e forse, guardare a quello che sembra un “fare i conti del ROI” è molto a rischio scivolone (mi riferisco al passaggio finale “Questa è per loro una grande vittoria, l’idea di far parte un giorno di un commando simile sicuramente stuzzica la fantasia di molti giovani mussulmani.“)

Il Secondo articolo invece, pare scritto più di pancia.
Dico “pare” perché facendo riferimento ad un altro articolo di Cas Mudde, il cui titolo “No, we are NOT all Charlie (and that’s a problem)” ha un “suono” diverso da quello italiano, non ho ancora capito se sia uno sfogo personale nato dalla lettura del pezzo di Mudde, o un tentativo di riproporlo in chiave italica.
Indipendentemente da questo, il pezzo “rischia”, istiga, stuzzica, “va contro” e provoca.
Qualunque sia il senso con cui è stato scritto, e qualunque sia il modo in cui venga recepito dal lettore, l’articolo cattura e si lascia leggere.
E lo si vede anche dai numerosi commenti che si possono trovare sotto (per lo più contrari, a dire il vero), che dimostrano che il suo scopo di suscitare qualcosa abbia funzionato.
C’è un commento in particolare che accusa il pezzo apparso su Wired di esser stato fatto appositamente per andare contro solo per raggranellare qualche click.
Vero o meno che sia, fatto apposta o in modo innocente, comunque attira, e “l’onda” la cavalca anch’esso.

Un altro articolo, che ho scoperto durante la stesura di questo mio, e che forse è quello che, rispetto agli altri due, meriterebbe una totale ed assoluta visibilità è

Non in mio nome 

di Igiaba Scego.
E non ve lo anticipo.
Scopritelo da soli.

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(immagine: non parlarne mai by agnes-cecile)

About the author

Shonel

Mi occupo da tempo di Digital, Web & Social Media Marketing e docente di quest'ultimo per conto di HTML.IT

Porto il tutto avanti con la mia attività di consulenza: Shonel Consulting.

Articolista, Recensore di software & Hardware e quando serve presenzio a qualche evento...

Ma non solo:

Istruttore di nuoto, appassionato di Cinema, Serie TV, Tecnologia e Musica.

Ultimamente mi hanno anche chiesto di organizzare degli eventi...

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