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Che cos’è veramente Twitter? [Lavoro]

Che cos'è veramente Twitter? [Lavoro]
Written by Shonel

Che cos'è veramente Twitter? [Lavoro]Twitter è forse il Social Network migliore.

C’è di tutto, e si può arrivare a chiunque (a patto che sia iscritto) e le informazioni arrivano a noi.
Lo si può utilizzare per la vita quotidiana, come già detto nell’articolo gemello a questo “Che cos’è veramente Twitter? [Vita quotidiana]”, e nel quale chiarisco che se vi state aspettando una guida tecnica e pratica del Social Network, internet ne è pieno.
Qui provo a farvi vedere, come fossimo intorno ad un tavolo, quelle cose che “le guide per avere successo” non vi raccontano.

Dicevamo: anche per il lavoro, Twitter è molto utile, ma in maniera diversa da un uso personale.
Professionalmente non è null’altro che uno strumento di “lead generation” (banalmente “trovare contatti”).

Per un brand, Twitter è una manna dal cielo!

Si sono inventati il “social care” dove dare assistenza e supporto ai propri clienti attraverso twitter, e devo dire che (se fatto bene) funziona eccome.

Si può entrare in contatto con chi si è fidato del brand o chi lo vuole scoprire per diventarne prossimo cliente.

È uno strumento one-to-one, che la gente percepisce psicologicamente quasi come un sms, quando si vede arrivare la notifica con il proprio nome citato da quel famoso brand.
Si sente apprezzato, l’ego della persona s’accresce e quel determinato brand conquisterà la sua simpatia e magari, la prossima volta, dovendosi trovare a scegliere, acquisterà il marchio che gli ha parlato.
(non è detto che sia così per tutti, ma su molti funziona)

La domanda più frequente è sul perché preferirlo a Facebook: non è una questione di preferenze, sono due piattaforme diverse con diversi stili,  diversi modi di comunicare e confrontarsi per chi decide di interagire con un brand.

Sulla pagina di Facebook abbiamo un post, o come lo chiamo io “il monolite” (testo, immagine, video, etc etc), e sotto, la sfilza di commenti di chiunque.
È vero che il community manager (o chi per lui) risponderà a NOI personalmente, ma ad impatto visivo siamo solo “uno” nella sfilza di tanti.
Su twitter la percezione invece è diversa (one-to-one), e ci sentiamo “considerati”, molto più che su Facebook.
Questo è un pregio del Social dell’uccellino blu rispetto e Big F.
(anche qui, come ho detto poco più sopra, può essere una reazione del tutto soggettiva)

Poi ci sono le mosse da non fare su Twitter, gli errori da evitare, i comportamenti da non avere.

Per esempio: farsi trascinare in una discussione, è deleterio per un brand.
Tantissimi troveranno il pretesto di stuzzicare ed attaccare, e più che “porgere l’altra guancia” sempre e comunque, non si può fare.
Hai una lamentela? Proviamo a risolverla insieme.

Parlare o non parlare con chi ci scrive?
Bella domanda.
Dipende dall’impostazione che si vuol dare al brand, e questa è una di quelle decisioni strategiche che il Social Media Manager ed i boss del brand, prendono durante le prime riunioni.
Rispondiamo? Allora dobbiamo farlo con tutti quanti, nessuno escluso (tranne rari casi)
Non rispondiamo? Ok, non si risponde a nessuno, senza eccezioni.
Qual è la formula vincente?
Di nuovo, DIPENDE.
I social son fatti di questo: TENTATIVI.
Magari una cosa che funziona con un marchio non va bene per un altro.
Ovvio che “l’interazione” può essere sempre un quid in più (one-to-one), però altrettanto ci mette nella posizione di rischio di avere una interazione sbagliata che può far scoppiare un caso, e il gioco vale la candela?
Spesso si.
E chi non interagisce, è (quasi sempre) al sicuro.

Confusi?
BENE.
Vuol dire che vi state ponendo delle domande.
E son proprio le domande il punto da cui partire per capire se uno strumento come twitter possa fare al caso.

Altra cosa che (secondo il mio personalissimo parere) non andrebbe fatto su twitter.
NON fare retweet dei complimenti. 
Ci hanno detto che siamo bravi e belli? BENISSIMO!
Ringraziamo sinceramente e cortesemente; ma non facciamo l’RT.
E’ triste!
Pare quasi che si voglia dire “GUARDATECI, HANNO DETTO CHE SIAMO FIGHI!“.
Infantile.
Anche perchè, per ogni RT di complimento, quanti tweet di disprezzo o critiche stiamo ignorando?
Uno poi magari se lo chiede, viene a dare un’occhiata al profilo, alle interazioni avute dove offriamo assistenza a chi critica (e qui, mi pare ovvio che si sia deciso di interagire) e scopre che magari un sacco di persone muovono critiche che lo spaventano e si ricrede dal diventare cliente.
D’altro canto, anche qui, “fattore psicologico”: Fai l’RT al cliente contento e questo è ancora più contento. Ma a che pro? È già contento.
Dedichiamoci a chi non lo è.

Potrei andare avanti parlando dell’uso più o meno sconsiderato degli hashtag ma è un argomento molto lungo da affrontare dopo quanto già detto, solo una cosa vi chiedo, se usate istituzionalmente twitter, basta con “sapevatelo”, ha fatto il suo tempo, non fa nemmeno più ridere.
Comunque, direi che mi sono dilungato di molto, rispetto allo standard di un post di un blog (c’è uno standard? No, però è noto che dopo i 300 caratteri, la soglia d’attenzione va scemando, e non sono Tolkien e questo non è il Signore degli Anelli)

Concludo come ho iniziato, dicendo che sicuramente Twitter è uno strumento molto utile per presentarsi e pubblicizzarsi, ma prima ancora di iniziarlo ad usare c’è da chiederesi “è effettivamente uno strumento che può fare al caso mio?”
E spero che quanto abbiate letto fino ad ora vi abbia fatto pensare un po’ più praticamente a come usare twitter per il vostro lavoro.

About the author

Shonel

Mi occupo da tempo di Digital, Web & Social Media Marketing e docente di quest'ultimo per conto di HTML.IT

Porto il tutto avanti con la mia attività di consulenza: Shonel Consulting.

Articolista, Recensore di software & Hardware e quando serve presenzio a qualche evento...

Ma non solo:

Istruttore di nuoto, appassionato di Cinema, Serie TV, Tecnologia e Musica.

Ultimamente mi hanno anche chiesto di organizzare degli eventi...

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