Management & Marketing Personal Branding Slider Social Media

Se pensi che con #buzzoole tu riesca a diventare un #influencer, hai fatto male i tuoi “conti”.

influencer
Written by Shonel

È un dato di fatto che sui titoli io non sia mai stato bravo come i venditori di fuffa è un dato di fatto, ma forse perché cerco di puntare più sul contenuto che alla copertina del libro.

Il MAIN CORE di questo scritto è parlare della mia esperienza su BUZZOOLE e di come ci siano delle sostanziali differenze tra fare una campagna per loro e l’esser contattato da un’agenzia per partecipare a qualcosa.
Ma il recente articolo di Domenico Naso su “influencer = cialtroni” e le risposte di Elena Braghieri (bionda, bella e matematica; cose che non sempre si possono trovare nella stessa persona) e di Claudia Vago (che sicuramente sarà bravissima, ma tutto quello che leggo da “CheFuturo!” lo prendo con le pinze…) mi costringono a dover fare una digressione sulla questione, che (ammetto) è sentita anche per me.

INNANZI TUTTO, vorrei ricordare il post che ho scritto ormai quasi 4 anni fa più o meno sullo stesso tema (tanto per parlare di “corsi e ricorsi storici digitali”) con “Di #influencers, #rosiconers e dei loro naturali derivati: gli #sfotters”, quindi se dovessi ripetermi, perdonatemi e prendetela come coerenza.
Anche se da quell’articolo MOLTE COSE sono cambiate, nel settore, con le persone, nella vita, etc etc.

Ma torniamo al tema principale.

HO PROVATO ANCHE IO BUZZOOLE.

Premettendo che ogni tanto ho il piacere di essere contattato dalle agenzie a presenziare ad eventi di brand per il lancio di prodotti o a campagne social, sempre legate a brand, ho voluto provare l’esperienza di questa nuova piattaforma che permette a tutti di fare gli “influencer”
(NdSho: Io odio questo termine, come anche odio quello di Blogger, soprattutto se inteso come “professione”. Però a conti fatti, quando partecipo a campagne, è questo quello che faccio. Ma ne parleremo meglio più avanti)

buzzoole1Buzzoole non è altro che una piattaforma “made in italy” che analizza presenza sui social/rete (fb, tw, li, ig e blog) dell’iscritto, e poi in base a quella propone campagne di brand in cui compaiono richieste, tra cui la pubblicazione di twit o post su Facebook, coinvolgendo i propri contatti o promuovendo una pagina o altro ancora.
In cambio si ricevono dei crediti, sull’ordine di un gap che oscilla tra 15 e 30 a seconda del brand e delle richieste.
Questi crediti poi possono essere convertiti in buoni Amazon.
Si va da 50 crediti che diventano un buono da 15€ fino a 250 crediti che diventano 100€.

In tutto questo, le aziende e i brand che si affidano a questa piattaforma sono molto grandi e blasonati!

Prendendo in esame la mia esperienza diretta con Buzzoole, dopo qualche tempo dalla mia iscrizione mi sono giunte proposte di due campagne di due brand diversi tra loro che chiedevano: la prima, 2 post su Facebook e 1 su Twitter (20 crediti) e l’altra 15 twit in 8 ore (30 crediti).

Come già anticipato, non sono nuovo a fare post o twit legati a campagne di brand, e in questo caso non c’è alcuna differenza da richieste che mi arrivano solitamente da parte delle agenzie.

Ma dove stanno allora le differenze?

È presto detto.

Facendo un rapidissimo calcolo “complessivo” (quindi senza fare distinzione tra twit e fb e tra le 2 campagne), con Buzzoole ho generato 18 contenuti per dei crediti che, una volta convertiti, mi valgono un buono da 15€, ergo, a spanne, ogni contenuto è valutato 0,84 €.

Quando invece ti contatta un’agenzia per un progetto in cui c’è da essere coinvolti in qualità di “influencer”, quindi che ha un budget alle spalle e ti da un conquibus, il valore per le richieste è ben più alto.
MA DI MOLTO!
Diciamo che ci sono agenzie che potrebbero valutare, per esempio, un twit anche dai 20 ai 50€; di soldi veri e non di buoni da dover spendere obbligatoriamente su una piattaforma di ecommerce.

Ma prescindiamo, per un momento, dal “vil denaro”.

Come sono giunte a me, le richieste di partecipazione alle citate campagne, sono senz’altro arrivate anche numerose altre persone che rispondevano ai criteri di selezione imposti, e mi viene da immaginare fossero sull’ordine delle decine.
Non è detto che tutti abbiano deciso di accettare, ma anche solo a fronte di una partecipazione di più del 50% di adesioni, avete idea di che traffico e di hype intorno al tag indicato, e quindi al brand, si sia venuto a creare?!
Una cassa di risonanza e una visibilità immensa, a fronte di un investimento da parte del brand MINIMO (sospetto), se comparato magari al doversi affidare ad una agenzia di comunicazione che non lavora certo gratis, più il budget per coinvolgere persone “mirate” che in qualche modo è meglio “soddisfare”.

Quindi, vista così, i brand potrebbero aver trovato l’ElDorado della comunicazione puntando al “Minimo Investimento, Massima Resa”.
Allora com’è che, invece, si affidino anche e ancora ad agenzie di comunicazione?!

buzzoole2

Forse perché affidarsi a “nomi” con le loro “velleità digitali” smuove comunque le acque in maniera diversa e forse migliore, oltre che prendere “persone nel mucchio”, come quello che potrebbe anche sembrare una sorta di “volantinaggio digitale

E se vi state chiedendo perché abbia virgolettato “persone nel mucchio”, è perché sono giunto alla conclusione che BUZZOOLE non è altro che una piattaforma per INFLUENCER WANNABE.
Ovvero tutti coloro che vorrebbero essere chiamati da agenzie per partecipare a serate ed eventi, ma non hanno ancora sviluppato una rete di contatti, conoscenze o non abbiano ancora delle “peculiarità”.
(poi ognuno interpreti –peculiarità- come meglio crede)

Quindi COME È QUESTO BUZZOOLE?

Non è una piattaforma negativa, anzi, per chi vuole avere qualche dindino da spendere su Amazon va più che bene, soprattutto se non ha problemi a “smarchettare”, ma non è nulla di più di questo.
Per gente che vive il digital e il social come un passatempo e che ogni tanto ha voglia di un minimo.
Di certo non ci vedo sopra il “professionista” o “l’influencer consumato”.

E a proposito di “influencer consumati” riprendiamo l’altro lato del discorso.

Gli articoli che ho citato all’inizio, e che spero abbiate letto, dipingono la figura dell’influencer un qualcosa di iniquo, becero, ma soprattutto vacuo.
Esattamente come vengono visti i “blogger”.
Type of influencerSoprattutto, nello scritto di Naso, che essendo volutamente provocatorio ha dato il via a tutta la bagarre sulla tematica.
Il problema è che non mi sento di dissentire molto da quello che ha detto.
C’è gente che si definisce “Influecer”, come se fare questo fosse una professione; ma vi prego, un minimo di “dignità” e amor proprio!

Non posso nemmeno dissentire da Elena, che ci racconta come ci siano “influencer” che un lavoro (vero) ce l’hanno, che decidono di partecipare ad eventi (anche retribuiti) come cosa collaterale e simpatica.
Certo, il pensiero del “bello che genera il bello ed il piacere di condividere” mi fa tanto “Alice nel paese delle Meraviglie” ma solo perché io sono più concreto, perché diciamolo, alla fine quando accetti (anche il conquibus) ci sta che oltre a parlare del brand, di ritorno ci sua che il proprio sia legato al brand e quindi abbia una maggior visibilità.
Reciproco advertisement.

Poi non capisco la polemica, che reputo da sempre “sterile”.

I tempi cambiano e come gli attori e la gente di spettacolo hanno fatto da sempre da testimonial per prodotti e campagne pubblicitarie, oggi ci si affida ad un nuovo modo di fare pubblicità o campagne o promozione o tutto quello che gira intorno al business e al marketing.

Ed è qui che mi torna ancora in mente la teoria dei #rosiconers, perché solitamente, chi attacca son quelli che vorrebbero esserci ma non ci sono: niente di più che la solita storia della “volpe e l’uva”.

Quanto a me, come ho già anticipato, il termine lo ODIO, come odio quando mi definiscono blogger, visto che è dal 2010 che porto avanti una carriera basata sul voler aiutare persone, aziende e brand all’utilizzo di internet, del digital e dei social quali strumenti di business e lavoro seri.
Quindi quelle definizioni mi stanno “strette”.

PERÒ, è anche vero, che:

  1. Un Blog ce l’ho e lo state leggendo or ora
  2. Se mi chiedono di partecipare a campagne o eventi, lo faccio più che volentieri, perché mi piace andare in giro SOPRATTUTTO se la cosa può divertirmi e farmi anche magari uscire dagli schemi.
  3. Questi, PER ME, non sono altro che dei piacevoli benefit: ti ricompensano economicamente per qualcosa?
    Tutti soldini da mettersi da parte per momenti bui o per comprarsi qualcosa che si desidera senza intaccare le finanze.
    E non ci vedo niente di male in questo.
    Niente di spregevole e debilitante per l’indole e la dignità.
    Poi si può definire “lavoro” perché magari c’è dietro un compenso, ma da qui a definirlo “IL LAVORO” ce ne passa, E TANTO!
  4. Alle volte capita anche che non ci guadagni nemmeno niente, perché magari fai solo un favore ad un amico che ti chiede un piacere, perché vuoi bene alle persone, anche se vai a parlare di cose di cui non te ne frega niente.
    Ma vuoi negare una mano a qualcuno ogni tanto?
    (Ok, e poi c’è il catering che son sempre buoni)

Quindi sono un blogger?
Eh Si.
Sono un influencer?
A quanto pare.
Sono un professionista.
Si, ca***!

Ma alla fine, chissenefrega.

Ognuno faccia quello che vuole, come vuole, e poi il tempo e le mode giudicheranno chi andrà avanti e chi sparirà.

influencer1

About the author

Shonel

Mi occupo da tempo di Digital, Web & Social Media Marketing e docente di quest'ultimo per conto di HTML.IT

Porto il tutto avanti con la mia attività di consulenza: Shonel Consulting.

Articolista, Recensore di software & Hardware e quando serve presenzio a qualche evento...

Ma non solo:

Istruttore di nuoto, appassionato di Cinema, Serie TV, Tecnologia e Musica.

Ultimamente mi hanno anche chiesto di organizzare degli eventi...

  • Esempio di “il bello genera bello”: ho appena fatto un weekend a Venezia. A spese mie. Lo sto raccontando ancora ora su Instagram. Mi hanno già scritto in tre persone diverse che, dopo aver seguito il mio fotoracconto (storytelling non mi piace), sono state a pranzo “da Romano” a Burano e si sono trovate benissimo. PS. da Romano ho pagato regolarmente il conto senza un euro di sconto 🙂

    Grazie della citazione e delle belle parole!

  • ciao, ma per chi ha una propria agenzia e vuole farsi pubblicità e ricercare potenziali clienti soprattutto all’estero questo “buzzoole” conviene? anche perchè chiedono un budget minimo di 500€+iva che non sono proprio pochi…

    • Guarda, come “agenzia” non saprei dirti.
      Nel senso che per ora lo sto usando solo come “influencer/blogger” ma mai dall’altro lato, non avendo avuto mai occasioni lavorative per usarlo come “brand”.
      Poi dipende cosa intendi come “agenzia che vuole farsi pubblicità”.

Powered by themekiller.com