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  • mmm @shonel oppure subito sopra. Se uno è Leader di opinione non è detto che gliene freghi qualcosa a qualcuno della sua opinione al di fuori del suo gruppetto di adepti 😀
    Per definizione: ” l’Opinion Leader è tenuto in grande considerazione da coloro che accettano le sue opinioni.”
    Un influencer al contrario serve per influenzare anche coloro che la pensano esattamente in modo contrario.

    • E sono d’accordissimo con te 😉
      Ma mi vuoi dire che un influencer dentro di se non si senta già opinion leader? 😀
      “Sai, io sposto le masse.. po po po” 😀

  • Intanto Shonel complimenti per il post. Ormai da giorni e giorni va avanti questa discussione, influencer si influencer no, sono tutti pagati, mala gente. Credo che la categoria “rosiconers” sia quella che in questi giorni si sia mossa di più con tesi direi proprio da non condividere. E tra i rosiconers più incalliti ci sono i giornalisti, si scagliano contro bloggers e personaggi web molto conosciuti, accusandoli di essere pagati! Ma scusate un attimo, i giornalisti non venivano pagati per parlare sul loro giornale di questo o quel prodotto? Non ricevevano lauti regali, addirittura anche automobili quando si trattava di recensire un nuovo modello. Parlo al passato, ma queste pratiche sono ancora molto attuali. Ma i giornalisti temono i bloggers, anzi temono la rete in generale, abituati al loro fortino. SI scagliano contro il klout e simili senza sapere di cosa si parla.
    Ma tra i rosiconers ci sono anche quelli che si sentono “esclusi”, quelli che pensano “ma perchè io no?!?”…e prova tu a spiegarglielo.
    Il problema di fondo Shonel è che in Italia siamo abituati a fare di tutta l’erba una concertazione, vogliamo consociativizzare ogni cosa, adesso è il turno della rete. C’è chi ci prova ogni giorno, ma non ci riuscirà. La rete non è consorziabile e non scende a compromessi con nessuno, perchè da a tutti le stesse possibilità. Nel momento in cui credi di domarla, ecco che ti bruci. Quindi attenzione! 😉

    • Amico Franz, oltre a ringraziarti dei complimenti, tu ora mi devi dire cos’altro potrei aggiungere a questa tua disanima se non un “GRAZIE” 🙂
      (e cercherò di stare attento 😉 e sopratutto di non farmi imbrigliare dai canoni! :))

  • Trovo decisamente giusto proseguire anche nella retribuzione per step, se il cliente è sufficientemente interessato non avrà problemi nel spendere per un preventivo dettagliato. Non è nuova la pratica di far pagare il preventivo, forse meno nel campo web, ma solo perché i freelance di questo settore sono spesso (stranamente) sottovalutati.

    Ottimo Articolo, bisognerebbe riflettere su come proseguire in tali scelte, e non lasciar tutto in mano al cliente senza la sicurezza che questo sia davvero onesto.

    • Hai detto bene: “I freelance sono sottovalutati”.
      Le persone che lavorano indipendentemente sono viste come degli “accampati” solo perchè alle spalle non hanno grossi nomi di agenzie.
      (e casualmente i più grossi errori nei social-media vengono proprio dai manager delle grandi agenzie di comunicazione :D)

  • Molti freelance alle prime esperienze lavorative possono spesso incappare in queste situazioni, “serve a fare pratica, è capitato a tutti!” gli diranno una volta che sono stati fregati. La soluzione potrebbe essere condividere esperienze e tecniche di gestione dei clienti.

  • Storiaccia, storiaccia.

    Personalmente ho trovato un buon espediente. Si tratta di una tecnica che figura un po’ come uno specchietto per le allodole senza fregature nel riflesso. In sostanza mostro al cliente una presentazione (slides ad hoc, niente powerpoint, tutto su device: soo coool) che espone i risultati ottenibili attraverso la mia strategia, con statistiche e punti chiave ben concisi, il tutto farcito da spiegazioni concitate e termini affabulatori – e un pizzico di coda di rospo, infine.

    Non garantisco infallibilità, ma fidatevi, è un buon modo per allontanarsi dalla zona rossa.

    …cavolo, dovrei aprire un blog anch’io.

  • Mi ricorda molto il caso Groupalia/terremoto. Problemi di questo tipo si presentano perché si continua a sottovalutare l’importanza dei social network e delle figure che dovrebbero gestirli.

    • E ma sai com’è, arrivano tutti con lauree in comunicazione e da 1 a 3 master di settore. Per poi non aver mai messo mano effettivamente su di un Social, se non Facebook per pubblicare le foto delle vacanze.

  • Che poi a volte basterebbero delle semplici, anche se ormai in disuso, “scuse” piuttosto che rincarare la dose di arroganza e incompetenza…

    • Pare che oramai la “competenza” venga calcolata ad “audiance”.
      L’antico “Lei non sa chi sono io” è stato sostituito da “Lei non sa quanti XXX followers io abbia”.

    • Esattamente quello che ho pensato ed esplicato anche io 🙂 (affinità elettive le nostre :D)

      Chiamami pessimista ma tempo che non siano così rosei i risultati italiani (sempre che qualcuno si azzardi a fare una indagine seria)

      • Tieni presente che il nostro è un paese che detiene il primato per il maggior numero di device mobili in Europa e si distingue anche per un alto uso dei social media proprio da mobile. Sarà interessante, se vogliamo, rapportarlo al dato Usa, dove il report registra una leggera flessione degli accessi da desktop e un aumento degli accesi da mobile. Ma vedremo, appena ho qualche dato più certo ne parliamo 😉

    • Indubbiamente c’è tanto da lavorare.. sembra che le idee siano riciclate, che non è un male ma manca sempre quel passo in più per distinguere.
      La categorizzazione delle discussioni? ancora troppo poco.

      • Bhé guarda, la categorizzazione del contenuto avviene praticamente per tutto il network. Considera che un aggiornamento in un gruppo, viene proposto anche sul profilo (diversamente da facebook) ma nel gruppo si può incontrare un ordine grazie alle categorie (sempre diversamente da facebook). Penso che non siano affatto male! 😉

  • Bellissimo post. Shonel sono d’accordo, questo mood del “Io sono più cool” è anche fin troppo radicato. Mi ricordo di una mia ex collega che se la tirava perchè aveva più di 500 followers su Twitter…quanta tristezza! Sara

  • Basta fuffa, basta “coriandoli” inutili e contenuti banali. E ricordarlo fa sempre bene, anche per boicottare chi spamma e riempie il social di futilità, danneggiando anche l’immagine di chi si impegna a creare contenuti di qualità!

  • Esempio di “il bello genera bello”: ho appena fatto un weekend a Venezia. A spese mie. Lo sto raccontando ancora ora su Instagram. Mi hanno già scritto in tre persone diverse che, dopo aver seguito il mio fotoracconto (storytelling non mi piace), sono state a pranzo “da Romano” a Burano e si sono trovate benissimo. PS. da Romano ho pagato regolarmente il conto senza un euro di sconto 🙂

    Grazie della citazione e delle belle parole!

  • ciao, ma per chi ha una propria agenzia e vuole farsi pubblicità e ricercare potenziali clienti soprattutto all’estero questo “buzzoole” conviene? anche perchè chiedono un budget minimo di 500€+iva che non sono proprio pochi…

    • Guarda, come “agenzia” non saprei dirti.
      Nel senso che per ora lo sto usando solo come “influencer/blogger” ma mai dall’altro lato, non avendo avuto mai occasioni lavorative per usarlo come “brand”.
      Poi dipende cosa intendi come “agenzia che vuole farsi pubblicità”.

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